E a chi mi obietta, “Eh ma era freddo come Federer”, rispondo che: 1) mai è stato Dittatore, b) il suo gioco era cento volte più bello di quello di Federer, c) Stefan non era freddo: era angelico.

Tra i miei rimpianti anagrafici, oltre a non avere avuto il tempo di vedere De André con la Pfm, Gaber in Polli di allevamento e i Led Zeppelin che si trippavano copiosamente in Galles, c’è quello di aver potuto godere soltanto degli scampoli finali di SuperBrat.

E resto convinto che, da Adriano Panatta in poi, sia stato l’unico italiano in grado di lambire veramente i top ten (non come i patetici propositi dei Pistolelli e Mediani Caldaresi).

Galeazzi mi ha raccontato di come, nei momenti tristi, Paolino La Peste si rimetta la telecronaca di Canè-Wilander per caricarsi “e avere voglia di spaccare i mobili”.

Fonte:
http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_articolo=113&ID_blog=241&ID_sezione=523

Leave a Reply